
Make me feel good
Regia e coreografia Jessica D'Angelo
Assistente Marina Giacometti
Interpretazione Federico De Lazzari, Lucrezia Molinari, Giulia Pertile, Jessica D'Angelo
Costumi Lucia Lapolla
Produzione Compagna Naturalis Labor
In collaborazione con Associazione Ottavo Giorno
Coproduzione Abano Danza Festival 2024
Con il sostegno di MiC / Regione Veneto / Comune di Vicenza
Foto Paolo Degan
Naturalis Labor entra in punta di piedi nel mondo della diversità facendo incontrare i suoi danzatori con alcuni componenti del Gruppo di Danza Integrato dell’Ottavo Giorno.
Il frutto di questo incontro è una creazione che nasce da un tempo passato insieme e dall’intimità che ne deriva, all’interno di uno spazio vuoto.
Il punto di partenza sono le persone e le relazioni che si innescano tra di loro.
“Make me feel good” è la condivisione di un attimo.
Partendo da una condizione onirica, da un desiderio comune, da un immaginario che lega i quattro interpreti, si è cercato di trovare le connessioni tra le diverse esperienze di vita.
La diversità qui entra su più campi: 4 generazioni differenti, 4 diverse fisicità che entrano in connessione tra loro e offrono allo spettatore un viaggio che muta continuamente, arrivando a toccare punti più profondi di noi stessi.
Naturalis Labor entra in punta di piedi nel mondo della diversità facendo incontrare i suoi danzatori con alcuni componenti del Gruppo di Danza Integrato dell’Ottavo Giorno.
Il frutto di questo incontro è una creazione che nasce da un tempo passato insieme e dall’intimità che ne deriva, all’interno di uno spazio vuoto.
Il punto di partenza sono le persone e le relazioni che si innescano tra di loro.
“Make me feel good” è la condivisione di un attimo.
Partendo da una condizione onirica, da un desiderio comune, da un immaginario che lega i quattro interpreti, si è cercato di trovare le connessioni tra le diverse esperienze di vita.
La diversità qui entra su più campi: 4 generazioni differenti, 4 diverse fisicità che entrano in connessione tra loro e offrono allo spettatore un viaggio che muta continuamente, arrivando a toccare punti più profondi di noi stessi.


